6 giugno 1937: l’ultima Coppa Italia rossoblu

Tratto da Pianetagenoa1893.net

Correva l’anno 1937, e nel caldo afoso di un torbido inizio d’estate il Genoa si giocava quello che poi sarebbe stato l’ultimo trofeo fino a questa parte. A Firenze, nella cornice dello stadio Berta (intitolato allora all’attivista fascista ucciso in alcuni scontri con i comunisti: poi si chiamò Comunale e attualmente Artemio Franchi), si giocava Genova 1893-Roma che terminò 1-0 per i rossoblù. L’italianizzazione forzata del nome inglese del club più antico d’Italia fu promossa dai dettami fascisti dell’ “autarchia linguistica”: ciò accadde anche per altre squadre, come l’Internazionale che mutò il nome in Ambrosiana-Inter. Nelle prossime pagine raccontiamo la conquista della prima e ultima Coppa Italia del Grifone: le foto (ad eccezione della seguente) sono tratte dal sito Almanaccogiallorosso.it.

foto genoa coppa italia 1937

1937: il Genoa conquista la Coppa Italia (Foto Genoa Cfc)

Il Genova 1893 aveva cominciato il proprio cammino dai sedicesimi di finale, essendo il blasone del club sufficiente ad evitare fastidiosi turni preliminari, infliggendo quindi alla Lazio una corposa sconfitta per 5-0. Era il Grifone allenato dall’austriaco Herrmann Felsner, quello che il 6 gennaio mise sotto chiave il passaggio agli ottavi di finale (tripletta di Perazzolo, doppietta di Pantani). Il Palermo, successivo avversario, fu matato da una rete di Figliola e da un’autogol del rosanero Tortora, entrambe le marcature siglate negli ultimi 5′ del secondo tempo. Ai quarti la truppa rossoblù si trovò davanti il Catania, agevolmente sconfitto senza troppi patemi d’animo: un rigore di Scarabello fece pendere la bilancia verso il Genova nel primo tempo, poi nel secondo si scatenò la furia del Grifone con Marchionneschi, Fasanelli e Perazzolo. Il Milan invece, ossia l’avversario che la sorte e il calendario designarono per la semifinale, era allora una forte compagine allenata peraltro dall’indimenticabile ex William Garbutt. L’inglese non fece sconti: dopo pochi minuti il Diavolo passò in vantaggio con Boffi, ma Figliola ristabilì in pari la contesa. Era il 30 maggio, mentre il 2 giugno il Grifone avrebbe ospitato gli avversari al Ferraris: un rasoterra precisissimo di Marchionneschi portò in vantaggio i liguri, Boffi illuse il Milan, poi un blitz sempre ad opera di Marchionneschi mise il punto definitivo sulla qualificazione del Genova 1893. Non senza tanta sofferenza negli ultimi minuti di forcing milanista, ma a Marassi hanno potuto comunque gioire.

Quattro giorni dopo, ad attendere il Grifone per l’ultimo atto della Coppa Italia si trovava la temibile Roma reduce dalla vittoria ai danni dell’Ambrosiana Inter (quella di Giuseppe Meazza, per intenderci). I giallorossi potevano contare su ottimi giocatori (Monzeglio e Allemandi, campioni del mondo 1934, e ancora Amedeo Amadei, Fulvio Bernardini e Pietro Serantoni), ma quel Genova 1893 non aveva paura di nessuno. L’aver eliminato il Milan, poi, fungeva da generatore di energie positive in vista di un match storico: i rossoneri erano a tutti gli effetti una delle squadre più ostiche con cui aver a che fare. E poi tra i liguri militavano Manlio Bacigalupo (fratello di Valerio, tragicamente scomparso a Superga), capitan Agosteo, Genta e Figliola a centrocampo, l’attaccante Pietro Arcari: tutti calciatori che abbinavano qualità a quantità. Il 6 giugno 1937, dunque, sarebbe stato il dentro o fuori: in un Berta pienissimo di tifosi genoani (un intero settore probabilmente, per riempire il quale diversi treni furono organizzati appositamente) il clima si faceva rovente. Un primo tempo intenso agì da preludio alla tempesta, mentre nella seconda frazione si scatenò lo spettacolo: prima il centravanti Luigi Torti colpì il palo, poi mise a segno la rete decisiva dopo che Bacigalupo era intervenuto a deviare provvidenzialmente la sassata di Mazzoni. Era il minuto 34, e su un tiro-cross radente di Arcari fu proprio Torti ad andare in rete. Stilisticamente non fu un gol memorabile, ma il peso specifico di quella marcatura lo ricordiamo ancora adesso. Tra il tripudio di una massa enorme di tifosi rossoblù e gli ultimi disperati tentativi romanisti, finì così: il triplice fischio dell’arbitro Mattea consacrò la Coppa Italia al Genova 1893. La rete decisiva, urge dirlo, fu una delle due sole siglate col Grifone da Luigi Torti.Un Boselli ante litteram, insomma.

L’Almanacco Storico del Genoa, edito dalla Frilli Editori e confezionato dalla penna di Gianluca Maiorca, Marco Montaruli e Paolo Pisano, commenta così il post partita: “Ci fu la premiazione. Fu il capitano del Genova, Agosteo, il primo ad issare al cielo la coppa appena conquistata, contornato dai compagni ebbri di gioia”. Il trionfo fu poi alimentato anche dal fatto che il Grifone avrebbe partecipato alla Coppa Europa: qui, nel 1938, i rossoblù vennero eliminati in semifinale dallo Slavia Praga che poi si porterà a casa il torneo nella doppia finale contro gli ungheresi del Ferencváros. Si può dire, comunque, che la Coppa Italia del 1937 sia l’ultimo grande picco raggiunto dal Grifone: in quell’anno il Genoa era reduce dall’onta della Serie B, e tre anni dopo sfiorò il bis con Garbutt in panchina (ma contro la Fiorentina finì 1-0 per i viola). Nel 1937 un titolo nazionale mancava ormai da 13 anni: allora era un’enormità, non si osi pensare ai tempi recenti. Purtroppo da allora la bacheca rossoblù non è stata più ampliata. Ed è anche questo che rende mistica la storia di questa Coppa Italia.


I TABELLINI DELLE PARTITE

Tratto da Pianetagenoa1893 (link 1link 2)

  • Sedicesimi di finale: Genoa-Lazio 5-0

Il Genoa, allenato dal tecnico austriaco Hermann Felsner, iniziò dai sedicesimi di finale affrontando la Lazio il 6 gennaio 1937. I biancocelesti furono “asfaltati” a Marassi da tre gol di Perazzolo e da una doppietta di Pantani. Ecco il tabellino dell’incontro tratto da Enciclopediadelcalcio.it: anche i successivi sono tratti da questo sito.

Genoa-Lazio 5-0

Genoa: Fregosi; Agosteo, Vignolini; Genta, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Pantani, Scarabello, Marchionneschi.

Lazio: Blason; Strobbe, Strappini; Baldo, Viani, Peticca; Busani, Uneddu, Piola, Capponi, Costa. Arbitro: Barlassina di Novara.

Reti: p.t. Pantani 14′ Perazzolo 21′ s.t. Pantani 34′ Perazzolo 39′ e 40′

 

  • Ottavi di finale: Genoa-Palermo 2-0

Passano esattamente quattro mesi e il Genoa incontra il Palermo. I siciliani furono liquidati con un gol di Figliola, mediano uruguaiano di origine italiana, e con un’autorete del difensore Tortora.

Genoa-Palermo 2-0

Genoa: Bacigalupo; Agosteo, Vignolini; Genta, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Fasanelli, Scarabello, Marchionneschi.

Palermo: Provera; Faotto, Tortora; De Rosalia, Costenaro, Riccardi; Spinola, Bonesini, Icardi, Rier, Bazan.

Arbitro: Curradi di Firenze

Reti: p.t. Figliola 40′ s.t. Tortora (aut) 43′

 

  • Quarti di finale: Genoa-Catania 4-0

Il 23 maggio scende in campo allo stadio Luigi Ferraris il Catania. «I rossoblù si portarono in vantaggio – racconta l’Almanacco storico del Genoa – al 34° minuto quando l’arbitro Carminati concesse un rigore per un fallo del rossoazzurro Bedento su Fasanelli, penalty poi trasformato da Scarabello. Il match continuò con un goal annullato al 43° per un presunto fuorigioco di Marchionneschi. Il Genova raddoppiò al 7° minuto della ripresa quando da un calcio d’angolo di Arcari, Marchionneschi con un velenoso tiro in diagonale battè il portiere siciliano Sernagiotto. Dopo due minuti il Grifone triplicò: Perazzolo calciò in direzione di Arcari il quale fece un cross per Fasanelli, abile a concludere di precisione battendo Sernagiotto. La quarta rete rossoblù arrivò alla mezz’ora, quando Perazzolo fece un assist filtrante per Arcari il quale calciò verso la porta siciliana; la conclusione fu respinta da Sernagiotto ma sui piedi di Perazzolo che con freddezza riuscì a sancire il 4-0, ovvero il passaggio del turno».

Genoa-Catania 4-0

Genoa: Bacigalupo; Agosteo, Vignolini; Genta, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Fasanelli, Scarabello, Marchionneschi.

Catania: Sernagiotto; Sinibaldi, Bedendo; Casanova, Micossi, Bettini; Franzoni, Mihalic, Brossi, Babetto, Nicolosi;

Arbitro: Carminati di Milano

Reti: p.t. Scarabello (rig) 24′ s.t. Marchionneschi 7′ Fasanelli 9′ Perazzolo 31′.

 

  • Milan-Genoa 1-1

Milano 30 Maggio 1937. Dopo aver battuto il Catania nel turno precedente, il Genoa incontrò in semifinale il Milan allenato dall’ex tecnico rossoblù William Garbutt. La sfida avvenne il 30 giugno 1937 a San Siro: al secondo minuto i rossoneri passano in vantaggio con Boffi. «Azione offensiva – racconta l’Almanacco – condotta da Rivolta il quale servì Morelli, da questi a Boffi che esplose un tiro in grado di piegare le mani a Bacigalupo». Immediata la reazione del Genoa. «Un Grifone colpito al cuore – prosegue l’Almanacco – si lanciò in un attacco costante, mettendo in seria difficoltà il portiere Zorzan che dovette capitolare al 18° minuto della ripresa: su cross di Genta, Figliola con un colpo di testa battè il portiere». I tempi regolamentari si conclusero sul risultato di 1-1. «Fu necessario disputare i tempi supplementari – spiega l’Amanacco – con il Milan sempre in attacco e con il Grifone ridotto in dieci per un infortunio occorso a Vignolini». L’eroismo dei genoani rese possibile la resistenza a un avversario più forte e in superiorità numerica. Gli uomini di Felsner riuscirono a giungere al 120° minuto sul risultato di parità: era necessaria la ripetizione che per regolamento andava giocata sul terreno amico del Ferraris. Ecco il tabellino della prima sfida tratto da Enciclopediadelcalcio.it.

Milan: Zorzan; Perversi, Bonizzoni; Rigotti, Bortoletti, Gianesello; Capra, Moretti, Boffi, Gabardo, Rivolta.

Genoa: Bacigalupo; Agosteo, Vignolini; Genta, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Fasanelli, Scarabello, Marchionneschi.

Arbitro: Mattea di Casale Monferrato.

Reti: p.t. Boffi 2′ s.t. Figliola 13′

 

  • Genoa-Milan 2-1

Genova 2 Giugno 1937. La seconda e decisiva gara fu giocata il 2 giugno a Marassi. O dentro o fuori: in palio c’era la finalissima contro la Roma che aveva battuto nientedimeno che l’Ambrosiana-Inter di Giuseppe Meazza. «I rossoblù si portarono in vantaggio – racconta ancora l’Almanacco – al quarto d’ora: dalla trequarti di campo Arcari servì Pantani, il quale fece un assist in direzione di Marchionneschi che esplose un rasoterra infilatosi nell’angolino basso della porta difesa da Zorzan». Ma non finì qui: la gara riservò ancora tante emozioni. «Il Milan riuscì a pareggiare alla mezz’ora – prosegue l’Almanacco – quando Boffi battè una punizione a giro dal limite dell’area, riuscendo a battere Bacigalupo, il quale proteso in volo riuscì a toccare la sfera ma non a evitare il gol». I tempi regolamentari terminarono ancora una volta sul risultato di 1-1: i rossoblù dovevano soffrire e usare tutta la loro proverbiale tenacia per eliminare il Milan. «La svolta dell’incontro – spiega l’Almanacco – quando venne decretata una punizione dal limite di rigore rossonera per un fallo di Perversi su Scarabello. La punizione venne calciata da Pastorino che collocò la palla in area rossonera, si formò un groviglio di uomini e il più lesto di tutti a impossessarsi della sfera fu Marchionneschi che anticipò l’uscita di Zorzan e la mise in rete». I giocatori avversari protestarono per un presunto fallo di un giocatore genoano, ma l’arbitro Saracini convalidò il gol. Inutile furono le costanti azioni offensive del Milan negli ultimi due minuti. Il Genoa vinse 2-1 e poté così accedere alla finale contro i giallorossi.

 

Genoa: Bacigalupo; Agosteo, Genta; Pastorino, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Pantani, Scarabello, Marchionneschi.

Milan: Zorzan; Perversi, Bonizzoni; Rigotti, Bortoletti, Gianesello; Capra, Moretti, Boffi, Gabardo, Rivolta.

Arbitro: Saracini di Ancona

Reti: p.t. Marchionneschi 16′ Boffi 30′, Marchionneschi 13′

 

  • Finalissima: Genoa-Roma 1-0

Dopo soli quattro giorni il Grifone doveva incontrare nella finalissima di Firenze la Lupa giallorossa. La Roma non era una squadra assolutamente debole. Tra le sue fila militavano Monzeglio e Allemandi, difensori campioni del mondo nel 1934, il fortissimo “Fuffo” Bernardini, bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928, il “fornaretto di Frascati”Amadei e Serantoni, futuro campione del mondo nel 1938. Il Genoa però non aveva timore di nessuno: una convinzione ancor più salda soprattutto dopo aver eliminato il forte Milan (giunto quarto nel campionato appena concluso). Il Grifone aveva diversi punti di forza: come il portiere Manlio Bacigalupo (fratello di Valerio morto a Superga nel 1949 e campione d’Italia nel 1928), il capitano Paolo Agosteo, il mediano Mario Genta (futuro campione del mondo nel 1938), il mediano “da combattimento” Emanuele Figliola, l’attaccante Pietro Arcari (campione del mondo nel 1934), l’interno Luigi Scarabello (oro alle Olimpiadi di Berlino nel 1936) e il mediano Mario Perazzolo (campione del mondo nel 1938).

La partita fu giocata allo stadio Berta (divenuto Comunale, poi Artemio Franchi). I sostenitori rossoblù invasero in massa il capoluogo toscano. «Per l’occasione i tifosi genovani – narra l’Almanacco – non si lasciarono sfuggire l’occasione di andare a vedere i propri beniamini nell’atto conclusivo della Coppa Italia 1937. Furono allestiti numerosi treni speciali che portarono a tingere di rossoblù un intero settore dello stadio fiorentino. Il Genova (NDR: nome del Genoa durante il fascismo) giocò con la maglia bianca fasciata rossoblù, mentre i capitolini giocarono con la consueta maglia rossa con colletto giallo». Il primo tempo fu molto intenso con diverse occasioni da gol da una parte e dall’altra. All’inizio del secondo tempo il Genoa centrò un palo con Torti: Bacigalupo evitò con un tuffo che un gran tiro dal limite dell’area di rigore del romanista Mazzoni finisse in porta. «Al 34° minuto – sottolinea il volume – il Genova si portò in vantaggio: Perazzolo servì Arcari, la sua conclusione fu respinta dalla difesa giallorossa, fu ancora Perazzolo a riprendere il possesso della sfera e servire nuovamente Arcari che lasciò partire un tiro rasoterra capace di superare una selva di gambe per giungere a Torti, pronto ad esplodere un tiro che piegò e mani al portiere Valinasso». Esplose la gioia tra i numerosi tifosi genoani presenti sugli spalti. La Lupa ferita assediò la porta del Grifone fino al termine, ma gli uomini di Felsner si difesero con molto ordine: 1-0 e la Coppa Italia si tinge di rossoblù. «Dopo il triplice fischio dell’arbitro Mattea – chiosa l’Almanacco – ci fu la premiazione. Fu il capitano del Genova, Agosteo, il primo ad issare al cielo la coppa appena conquistata, contornato dai compagni ebbri di gioia». Il successo nella coppa nazionale consentì al Genoa di disputare in quell’anno la Coppa Europa. Concludiamo il racconto di quell’epico volo del Grifone con il tabellino della finale.

 

Genoa: Bacigalupo; Agosteo, Genta; Pastorino, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Torti, Scarabello, Marchionneschi

Roma: Valinasso; Monzeglio, Allemandi; Frisoni, Bernardini, Gadaldi; Amadei, Serantoni, Di Benedetti, Mazzoni, Tomasi.

Arbitro: Mattea di Torino

Reti: s.t. Torti 34′

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